Book review

A. Ladaga, S. Mantenga, "Strati mobili - Video contestuale nell’arte e nell’architettura"

Roma 2006

 

Un volumetto estremamente interessante e scorrevole, pieno di esempi più o meno strabilianti, che purtroppo, però, perdono molto ad essere fermati in quelle immagini statiche proprie di un supporto cartaceo assolutamente inadeguato allo scopo e che in massima parte non si trovano ancora sulla piattaforma youtube…. Ho sentito molto la mancanza di un supporto informatico (cd o altro) con dei video-abstracts delle istallazioni!!!

 

“Composing is the key operation of postmodern, or computer-based, authorship”: il montaggio spaziale dinamico proprio dell’istallazione video opera per multistratificazioni che generano un nuovo spazio governato da una falsa prospettiva, generata da una serie di strati mobili sovrapposti, come le finestre sullo schermo di un computer. L’innovazione del movimento è paragonabile all’innovazione della prospettiva tridimensionale nell’immagine fatta dal Brunelleschi nel 1400, che consente di introdurre lo spazio in una cornice di riferimento bidimensionale.

Da questa premessa gli autori, videoartisti uniti sotto il nome di ELASTIC Group, partono per esplorare l’immagine digitale in movimento per se stessa e nella sua capacità di trasformare e caricare di nuovi significati lo spazio fisico. Tutto il testo è sostanzialmente una preistoria e storia delle istallazioni e della loro evoluzione nel corso dei decenni, fino ad arrivare alle odierne concezioni di site specific, proiezioni interattive e public art.

Dopo il concepimento nell’ambito dell’avanguardia futurista, la civiltà elettronica nasce caratterizzandosi subito con l’immagine elettronica, capace di raffigurare uno spazio senza confini, fluido e in movimento, tanto profondo quanti sono gli strati che lo compongono e che si combinano in un movimento-metamorfosi continuo. Il video, con il suo dinamismo, genera così uno spazio elastico che avvolge il vecchio spazio statico e immutabile della città, trasformandola in un reticolo caleidoscopico di pixel. La civiltà elettronica si distingue per alcune caratteristiche:

-immaterialità e trasparenza: il video non è materico e dovunque venga proiettato lascia comunque intravedere il supporto sul quale si aggrappa.

-miraggio tecnologico: informatizzazione e simultaneità creano il miraggio di una realtà in cui il corpo si smaterializza e in cui lo spazio fisico perde tutta la sua importanza, sostituito dal tempo digitale.

-multisensorialità: l’opera dell’era elettronica è tattile e polisensoriale e si autopotenzia con l’aiuto di video protesi di vario tipo e soprattutto mobili. In questo ambito rientra il concetto di medialab come fabbrica elettronica performativa che coinvolge tutti i sensi, non solo la vista.

-multimedialità/ipermedia: tutto l’edificio diventa superficie multimediale, interfaccia, ricevitore e trasmettitore di un flusso di immagini in movimento, di informazioni mediatiche. Un’interfaccia-gigante che si trasforma in teatro. L’utilizzo delle proiezioni digitali capovolge l’idea che solo l’uomo possa vedere il mondo: la pluralità dei punti di vista sul reale e sul digitale, invece, porta a trascendere i limiti corporei e mentali dell’uomo fisico verso un uomo-universo informatizzato.

 

La videoistallazione coinvolge attivamente lo spettatore nel percorso spaziale dell’opera, uno spazio simulato che mette in discussione il luogo fisico in cui essa si svolge; una crisalide di immagini in movimento che diventano metafora di uno spazio che si costruisce davanti agli occhi dello spettatore. Il video è articolazione e disegno di uno spazio virtuale comunicativo che include anche lo spettatore. Le videoistallazioni giocano con la percezione ed espansione dello spazio dell’immagine. Si modifica la percezione dello spazio coinvolgendo performativamente lo spettatore.

 

Alcuni concetti appaiono particolarmente importanti nel libro:

-meta-video-morfosi: l’espansione o la contrazione fluida generata dalla proiezione video nello spazio fisico e basata sulla capacità alchemica dell’immagine in movimento di trasfigurare edifici e luoghi, facendoli parlare, guardare ecc. come esseri senzienti. E’ legata ad alcuni concetti fondamentali: distorsione della prospettiva (perspective awry), accelerazione, anamorfosi (deformazione della prospettiva di proiezione), trompe l’oeil digitale, trasfigurazione dell’immagine. La fluidità della trasformazione nasce dalla possibilità di utilizzare tutti i filtri e le modificazioni (anche lo zoom) prima utilizzati sulle immagini statiche.

-infosfera (sfera dell’Information Technology): spazio mediato elettronicamente.

-loop: spazio video che può dilatarsi ad infinitum nella ciclicità del montaggio.

-ghost architecture: spazio ibrido fatto da architettura fisica e videoproiezioni.

-elettronically augmented space (spazio espanso elettronicamente): combinazione di strati digitali collegati all’architettura fisica, che riflettono i movimenti delle persone creando un metaspazio urbano, con effetti sonori e visivi.

-ambiente surround: circolare, gioca con la sovrapposizione di proiezioni multiple, diventando una delle più potenti figure retoriche della nuova era dell’intrattenimento globale.

 

Esistono poi vari tipi di videoistallazioni:

- land art: il paesaggio naturale viene fissato in prospettive insolite dal dispositivo tecnologico, che ad esempio può avvicinare ciò che è lontano.

- site specific: architettura contestuale, solitamente di interni, in cui gli osservatori diventano creatori e che si offre alla visione da diversi punti di vista o prospettive.

-public art: sviluppa il rapporto tra arte e città, per cui lo spazio pubblico nell’era elettronica è

 in movimento ed è la città stessa, intesa come percorsi di circolazione, strade e ponti. Si tratta di istallazioni concepite ad hoc per specifiche architetture, quartieri o comunità, con valenze narrative, che conferiscono nuovi o maggiori significati ai luoghi in cui prendono vita.

 

La “città elastica”

La città smaterializzata altro non è che un network con schermi di dimensioni gigantesche perché più comunicativi, che diventano dei “cyber-pasquini”, ossia superfici-palinsesto aperte alla libera programmazione del pubblico che può inviare immagini via rete, o tramite cellulari. La città è concepita come uno sconfinato corpo che, in alcune sue parti, viene rivestito con abiti eleganti e interattivi per scambi multisensoriali con i cittadini. In particolare sono gli edifici pubblici il teatro prediletto per performances visive, con una disinvolta interferenza tra immagine elettronica e contesto architettonico. La megalopoli è dunque diventato un organismo palpitante, sottoposto a sbandate improvvise, di cui la telecamera è diventata lo specchio informatico in cui si riflettono le ultime generazioni di artisti e il loro bisogno di comunicare col pubblico.

 

Chaos Computer Club, Arcade, Biblioteca Nazionale di Francia, Parigi 2002

Con Acrcade la BNF è diventata un computer monumentale. Questo originale public art sviluppa in tempo reale un caleidoscopio di animazioni e di computer games che gli spettatori potevano giocare e inviare dal loro cellulare al palazzo schermo.

 

 Pipilotti Rist, Selfness in the Bath of Lava, 1994

L'istallazione più buffa di tutto il volume!!!

L'istallazione esplora il fuori scala nella dimensione di uno spazio lilliputiano: una videocreaturina alter-ego dell'artista si affaccia da un micro monitor a cristalli liquidi incastrato nel pavimento parquet del PS1 di New York, chiedendo aiuto allo spettatore.

 

Jean Nouvel, The Hotel, Lucerna 2000

In ognuna delle stanze di The Hotel, delle scene cult del cinema sono proiettate sul soffitto; immagini che possono essere viste dall'ospite quando è disteso sul letto come dei videosogni; inoltre, le finestre delle stanze non hanno tende e quindi le immagini video si espandono verso l'esterno e si offrono allo sguardo curioso dei passanti, che diventano involontariamente indiscreti voyeur di questa istallazione di video architettura; il confine tra il dentro e il fuori svanisce, l'intimità racchiusa in una stanza d'albergo è esposta all'occhio del cittadino in transito. Dall'esterno, la notte, i soffitti-proiezione dipingono un affresco video sull'architettura.

 

Rafael Lozano-Hemmer, Vectorial Elevation, Plaza de Zocalo, Mexico D.F.2004

 

ELASTIC Group + Stefano Bruno & Claudia Carbone, First Art Kit, 2004

Il pronto soccorso dell'arte è una performance urbana, un publi art portatile archetipo del villaggio vlonale e dello status nomade dell'artista contemporaneo. Una valigia gigante che raggiunge destini insospettabili e si adatta al contesto architettonico, giocando con il contesto terapeutico/salvifico dell'arte e con la capacità ludiva del modellino fuori scala. L'artista-demiurgo progetta architettonicamente un kit che può essere assemblato, smontato, immagazzinato... e sopratutto trasportato in qualsiasi contesto urbano dove il pubblico senta bisogno della sua presenza.

Krzysztof Wodiczko, Site Specific per InSite 2001, Centro Cultural Tijuana

Allo scopo di dare voce e visibilità alle donne lavoratrici della frontiera messicana, l'artista ha realizzato per la proiezione dal vivo una sorta di casco con una telecamera e microfono incorporati rivolti verso il volto della speaker. Questo casco permetteva il movimento della speaker di turno ed era anche in grado di fare un fermo immagine del volto. La telecamera era collegata a due proiettori di grande potenza e a degli altoparlanti che trasmettevano le testimonianze in diretta. Le immagini proiettate erano un mix degli interventi dal vivo con altri preregistrati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Erwin Redl, in senso orario: Matrix I 2000/2002; Matrix V 2001; Shifting, very slowly 1998/99

Matrix è il titolo di una serie di istallazioni a luci LED di Erwin Redl. Ogni versione consiste in unìistallazione a grande scala dell'archetipo della struttura griglia. La luce emanata dagli elementi LED diventa il medium perfetto per trasferire lo spazio mentale in un'architettura sensoriale.